Toni Capuozzo, giornalista d’inchiesta, inviato di guerra e conduttore televisivo, ha segnato il giornalismo italiano con reportage coraggiosi e inchieste scomode, spesso a rischio della vita. Nato a Palmanova (Udine) nel 1948, dopo studi classici e una laurea in sociologia a Trento, inizia la carriera negli anni ’70 con il quotidiano di Lotta Continua, documentando i conflitti in America Latina. La sua svolta arriva negli anni ’80: durante la guerra delle Falkland ottiene un’intervista esclusiva a Jorge Luis Borges, mentre per Mixer di Giovanni Minoli indaga sulla mafia, anticipando temi che diverranno centrali nell’informazione italiana. Come inviato di guerra per Mediaset (TG4, TG5), Capuozzo copre i fronti più caldi: le guerre jugoslave, la Somalia devastata dalla fame, l’Afghanistan sotto l’occupazione sovietica e l’Iraq durante la seconda guerra del Golfo. Il suo impegno sul campo lo espone a gravi pericoli: nel 2004, viene rapito con la troupe del TG5 a Najaf da milizie paramilitari, un episodio che segna la sua carriera ma non ne frena la determinazione. Per diciassette anni (2000-2017) conduce Terra!, programma di approfondimento su Canale 5 e Rete 4, dedicato a inchieste su crimini, diritti umani e poteri occulti. La sua firma è riconoscibile per l’equilibrio tra rigore e umanità, come negli speciali Sarajevo 1992-2022 e Il sogno di una cosa, riflessioni storiche su eventi che hanno plasmato il mondo contemporaneo. Vicedirettore del TG5 fino al 2013, ha formato generazioni di giornalisti, unendo l’esperienza sul campo a una visione critica del potere.
Capuozzo incarna un giornalismo che non teme di sporcarsi le mani: dalle strade di Sarajevo alle carceri irachene, ha dato voce a vittime e testimoni scomodi, dimostrando che la verità richiede coraggio, costanza e un occhio sempre attento alle ingiustizie dimenticate.


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