Pino Scaccia (all’anagrafe Giuseppe Scaccianoce) è stato uno dei volti più importanti del giornalismo televisivo italiano. Storico inviato, corrispondente e cronista del Tg1 Rai ha raccontato per anni gli eventi più tragici, terribili e spesso pericolosi avvenuti in ogni parte del mondo. Nato a Roma il 17 maggio 1946, ha attraversato mezzo secolo di storia globale con una penna tagliente e precisa e un microfono sempre puntato verso le zone dove si trovava una storia da far emergere. Corrispondente del Tg1 e caporedattore dei servizi speciali, ha raccontato conflitti e crisi umanitarie con un misto di rigore e umanità: dalla Prima guerra del Golfo allo smembramento dell’Unione Sovietica, dalle guerre jugoslave alla rivolta libica, fino all’Afghanistan e all’Iraq, dove fu l’ultimo compagno di viaggio dell’inviato Enzo Baldoni prima del suo rapimento e uccisione nel 2004.
Pioniere del reportage d’indagine, Scaccia ha lasciato impronte indelebili con scoop storici: fu il primo giornalista occidentale a entrare nella centrale di Černobyl dopo il disastro del 1986, rivelò al mondo i resti di Che Guevara in Bolivia e mostrò le prime immagini dell’Area 51 negli USA. Oltre alle guerre, ha documentato con passione mafia, terrorismo, sequestri di persona e disastri naturali, unendo cronaca e analisi socio-politica. La sua curiosità lo ha spinto anche verso storie dimenticate, come quella dei militari italiani dispersi sul fronte del Don durante la Seconda guerra mondiale, tema al centro del blog “Lettere dal Don” e di libri come “Armir, sulle tracce di un esercito perduto” (1992 e 2015) e “Le ultime lettere dal fronte del Don” (2019).
Autore di 15 libri, tra cui “Kabul, la città che non c’è” (2002) e “Mafija – dalla Russia con ferocia (2014), ha esplorato temi scomodi con collaborazioni come quella con Anna Raviglione in “Dittatori” (2018), “Tutte le donne del Presidente” (2020).
Docente al master di giornalismo alla Lumsa di Roma, ha formato giovani professionisti, trasmettendo l’etica di una informazione “corretta”. Negli ultimi anni, si è dedicato al blogging, rimanendo una voce autorevole. Scaccia è morto il 28 ottobre 2020 a Roma, all’età di 74 anni. I funerali si sono svolti a Ostia, quartiere che lo ha visto residente per decenni. La sua eredità vive non solo nei suoi scritti — tra testimonianze, diari e inchieste — ma nell’esempio di un giornalismo che unisce curiosità intellettuale e coraggio civile. Un cronista che, come ricordava spesso, “non seguiva le guerre, seguiva le persone”, lasciando un archivio di verità necessarie per non ripetere gli errori della storia.







